Lui & Lei
L'onorario della passione
08.06.2026 |
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"Il tono fiero e passionale della notte lasciò il posto a una nota di malinconica vulnerabilità..."
Tutto iniziò nei primi anni Duemila. Niente Tinder, niente Instagram, nessuna foto verificata. All’epoca ci si affidava agli albori della tecnologia: la gloriosa messaggeria di Libero.it. Era una specie di Far West digitale in cui passavi le ore a scambiare messaggi con sconosciuti, sperando che dietro quel nickname non ci fosse un serial killer o, peggio, un noiosissimo mitomane.Fu lì che conobbi lei. Toscana, coetanea, brillante.
Iniziammo a chattare parlando di libri, viaggi e passioni comuni. Le solite cose, insomma. Quelle collaudate esche culturali che si buttano nel mezzo quando l’intenzione dichiarata è l'amicizia, ma l'obiettivo reale – inutile girarci intorno – è andare a parare esattamente lì. E i presupposti c’erano tutti. L’intesa cresceva a colpi di click, finché il virtuale non ci stette più dentro lo schermo. Decidemmo di incontrarci dal vivo.
All’epoca vivevo da solo a Bologna, il che offriva un vantaggio logistico non indifferente. Lei mi raggiunse in città. Ci vedemmo in Piazza Maggiore per un bacio di rito e una cena fuori. Di persona era spigliata, attraente, con quel brio tipico toscano che azzerava le distanze. Tra una portata e l'altra, la tensione erotica saliva di grado.
Visto che si era fatto tardi, l'invito a casa mia fu la naturale evoluzione della serata. Un ultimo goccio di whisky sul divano, due chiacchiere sussurrate a un centimetro dalle labbra, e in un attimo ci ritrovammo a letto.
E che letto. Ragazzi, fu una scompigliata memorabile. Niente formalità, solo pura passione, sudore e un'intesa fisica devastante. Lei era una forza della natura, una di quelle donne che sanno esattamente cosa vogliono e come prenderselo. Una performance da applausi a scena aperta, talmente appagante che decidemmo di concederci il bis la mattina seguente, subito dopo il caffè e prima della doccia. Ero in paradiso. Mi sentivo un dio del sesso, un seduttore d'altri tempi.
Poi, arrivò il pomeriggio. E con il pomeriggio, il risveglio della forza... finanziaria.
Mentre si asciugava i capelli, l'atmosfera cambiò impercettibilmente. Il tono fiero e passionale della notte lasciò il posto a una nota di malinconica vulnerabilità. Iniziò a raccontarmi di un momento difficile, una serie di scadenze improvvise, una temporanea e drammatica mancanza di liquidità a cui doveva rimediare nel giro di poche ore.
Io, ancora drogato di endorfine e con l'autostima a mille dopo la maratona notturna, feci la mossa del perfetto fesso. Mosso a compassione (e diciamocelo, con il cervello ancora bloccato sotto la cintura), decisi di fare il cavaliere.
«Ti do una mano io», dissi, tirando fuori il portafoglio.
Lei, quasi commossa, mi giurò che era solo un prestito: «Appena avrò una stabilità finanziaria, te li ridò fino all'ultimo centesimo, promesso!».
Presi i soldi, mi salutò con un bacio appassionato e salì sul treno per tornare in Toscana. Nei giorni successivi continuammo a sentirci. Facevamo progetti, parlavamo di vederci ancora («Vengo io da te», «No, stavolta scendo io in Toscana»), insomma, il copione sembrava quello di una storia destinata a continuare.
Sotto il sole, però, c'era un'altra verità. I giorni sono diventati settimane, le settimane mesi.
Non ci siamo mai più visti. E, per la cronaca, manco i soldi ho rivisto mai più.
Solo col senno di poi, ripensando a quella maestria millimetrica sotto le lenzuola e alla tempistica perfetta della richiesta di soccorso, ho capito. Non ero stato un grande seduttore. Ero solo stato un cliente inconsapevole che aveva appena saldato la fattura per la notte più bella della sua vita.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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